arte

L'attenzione dell'artista, dopo le prime esperienze pittoriche (una serie di acquerelli e tavole a tecnica mista le cui rielaborazioni digitali sono confluite nella mostra remixed), si è rivolta all’utilizzo dello scanner come mezzo improprio di ritratto, indirizzando le proprietà di trasfigurazione dello strumento alla ricerca della zona di penombra tra visione e inquietudine; in questa fase la materia (pietre, vegetali, plastica, cartone, legno) diventa strumento di indagine dei volti e dell’anima, per una serie di opere presentate a Torino nel 2007 con il titolo tra sogno e inquieto.  Questo lavoro, nella sua evoluzione, si è in seguito indirizzato all'analisi delle stesse materie che, prima utilizzate come mezzo di scavo, diventano obbiettivo di una osservazione quasi microscopica, alla ricerca delle loro texture, imperfezioni e ferite nella serie epidermidi

In questo percorso, complici gli studi di architettura e la lunga collaborazione con uno studio di urbanistica, si inserisce il progetto urbanaurea: una serie di scansioni in cui il cartone si trasforma in una sorta di crosta (terrestre?) sulla quale cercare le tracce del periodo d’oro di civiltà ormai perdute, le loro città, le loro strade. 

Ad un ambito più prettamente fotografico, nel senso di una ricerca di forma-ritratto più classica, è da riferirsi l’utilizzo delle immagini scansionate (le stesse prodotte come base per “tra sogno e inquieto”) nelle serie ritratti perduti e sequenze; in questi casi l’accento è posto sul chiaroscuro e sul movimento, enfatizzando le caratteristiche particolari dello scanner quale strumento di riproduzione della realtà e di percezione della luce.

Nessuna delle strade artistiche intraprese può ad oggi considerarsi arrivata ad un immaginario capolinea, nemmeno quelle riferite a lavori già presentati al pubblico; si tratta di una “famiglia” di esperienze che, a partire dal comune denominatore rappresentato dallo scanner, si evolve continuamente, utilizzando e perfezionando elementi e scoperte di un determinato progetto all’interno di un altro lavoro.

Con questo stesso spirito è nato, con la pittrice Monica Ciravegna, il progetto MOGO, collaborazione volta a definire uno spazio espressivo condiviso, che sperimenti le possibilità del lavoro incrociato di due personalità artistiche quasi antitetiche, che affidano l’una all’altra le proprie opere a metà percorso.

Recentemente alcune scansioni inizialmente inserite all'interno della serie dei "ritratti perduti" sono diventate il nucleo di un progetto nuovo, intitolato le donne di Tehuelches, che mira ad accentuare il rapporto di visi e mani e il loro gioco d'ombre.

Nel 2009 l'utilizzo dello scanner si sposta dai volti (non prima di una breve "auto-indagine" le cui immagini confluiscono nella serie egoplasma) ai corpi; una nuova macchina, con una differente profondità di campo, è il mezzo che fà da tramite alla creazione degli erotoplasmi, nudi femminili immaginati in un'altra dimensione, quasi ripresi di nascosto, da occhi che riescono a percepire le ombre (e le luci) che solitamente restano appartenenti a mondi "altri"; donne fantasma incapaci di abbandonare il ricordo dei piaceri di vite passate.

Dal 2010, complici gli incontri con la pittrice Stefania Quartieri e, poco dopo, la nascita del sodalizio (artistico e nella vita) con la fotografa Rosaria Di Dio, l'attenzione si sposta di nuovo agli oggetti e ai materiali, usati questa volta non per svelare e scavare volti ma per raccontare momenti, percorsi, brani di vita: prendono forma il progetto stanze e il ciclo i diari di cloride.

L'interesse per il mondo vegetale, attraverso la rielaborazione di alcuni "scatti" non utilizzati per il ciclo di "tra sogno e inquieto", porta anche alla realizzazione della serie breve intitolata driadi.

Sempre con Rosaria Di Dio, nello stesso anno, si definiscono i contorni del Rosahibrida project, spazio comune di indagine che sovrappone la fotografia alle possibilità espressive dello scanner: un nuovo ermafrodita artistico muove i primi passi.

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