arte
estratto dal testo critico di presentazione della mostra "la nuova figurazione".
All'interno di un percorso intenso di ricerca si sviluppa il lavoro artistico di Gianguido Oggeri Breda: in esso si concatenano i risultati e vengono suggeriti i passaggi successivi attraverso fermenti evolutivi tutt'altro che lineari. La sua figurazione trapela frammentata, contaminata e penetrante così da sembrare costretta e insieme dinamica all'interno di un contesto visivo densamente materico e coprotagonista. Perchè infatti i suoi volti, sottoposti a scanner, diventano un "unicum" con terra, sassi, petali, lanuggine e altri materiali scansionati, nell'ambito di un processo che ha come risultato una rielaborazione complessiva che evoca l'immagine umana senza caratterizzarla, semmai simboleggiandola.
In altri periodi sperimentali la connotazione figurale si accentua ma non tramuta mai in mera ritrattistica. Tutto si gioca fra luce e ombra, l'aspetto introspettivo si fa sottile, l'atmosfera tensiva.
E' curioso e interessante riconoscere in diverse opere della serie "tra sogno e inquieto" una freschezza di genere pittorico che richiama alla mente le opere secondo Cinquecento di Giuseppe Arcimboldi.
Giovanna Arancio
critica e curatrice presso la Galleria Ariele di Torino
estratto dalla recensione della mostra "la nuova figurazione" pubblicata su Exibart il 13/11/ 2010.
[...] sposa definitivamente nuovi mezzi espressivi contemporanei, addirittura mezzi di riproduzione in serie e antiartistici come lo scanner, attraverso il quale Gianguido Oggeri Breda fa transitare i suoi volti e le sue ambientazioni, giungendo a esiti sorprendentemente pittorici.
Elisa Scuto
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estratto dal testo critico di presentazione della mostra "profili artistici di ricerca visiva".
I volti surreali di Gianguido Oggeri breda, ottenuti attraverso la sovrapposizione di numerose immagini ottenute dalla scansione di visi e materiali vari (terra, sassi, peli, etc.), alternano un chiaroscuro terroso con luci opache e fantasmagorie colorate, simulando l'effetto fotografico e aggiungendovi un tocco trasfigurante e pittorico. In questi lavori lo spazio è concepito come compresso, catapultato, stratificato, il tempo risulta rarefatto; la materia immanente, pur essendo in primo piano, non presenta nulla di materico per quanto concerne l'aspetto tecnico nè la sperimetazione ha qualche carattere in comune con il poverismo. E' proprio il pensiero spazio-temporale sotteso che dà luogo a questa sorta di ricerca smaterializzante e "magica".
Giovanna Arancio
critica e curatrice presso la Galleria Ariele di Torinoo
estratto dal testo critico di presentazione della mostra "perceptio", che ha ospitato i primi lavori della serie "erotoplasmi".
Uno scanner utilizzato per spiare le nudità di una donna - definitiva denuncia che esprime la sostanziale pochezza di occhi che divorano e mani che afferrano, sensi che devono moltiplicarsi sfruttando la moderna tecnologia - troppo complessa la bellezza femminile per essere espressa con i soli mezzi che la natura ha conferito all'umano percepire. Di qui l'indagine di fertili ventri attorno all'ombelico di infiniti mondi, rotondi fianchi dai quali parte la creazione e in cui si rimescola il liquido della vita, morbide linee che vengono scoperte e ri-velate, come un'alzata di testa di fronte all'imperante moda che esalta l'osso e non rammenta che la parte più succulenta rimane la carne. L'artista clicca un mouse e guarda ciò che lo scanner produce, ma è la donna a scoprire il lato di sè più accattivante, godendo della discrezione che il mezzo garantisce - perchè funge da paravento alla pelle che mano a mano sceglie quale parte scoprire, alle mani che tentano invano di frenare questa abbagliante esibizione. Il volto si intravede soltanto, perchè è il corpo ad essere protagonista, ancestralmente inteso come prototipo della femminilità e chiave del ciclo vitale, evocazione, sussurro, breve brano di brivido caldo appena evocato.
Dott.sa Stefania Crepaldi, storica dell'arte
collaboratrice presso la Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
Encomiabile espressione artistica, la cui ricerca della tecnica e la comunicazione di sentimenti interiori portano all'evidenza di un talento artistico di spessore.
Dott.sa Anna Francesca Biondolillo
critica e curatrice presso il Centro Diffusione Arte di Palermo
Le produzioni artistiche di Gianguido Oggeri Breda rivedono in chiave post-contemporanea l'impiego dei media come riflesso di una sindone che non rivela dettagli finiti e completi.
La sua arte è vicina a una "trasfigurazione" che, per mezzo di una "impronta" nascosta, cerca di rivelare la genesi umana "senza un corpo", o con un "corpo violento" che vede esplodere e figurare visivamente le performance "in carne e ossa" vicine ad una Body Art rigenerata da Marina Abramovic.
Dott. Gabriele Romeo, critico e curatore
Vicepresidente e Responsabile della Commissione Artistica di ARTEFICIOlinea
I lavori di Gianguido Oggeri Breda stregano il passo di chi osserva, lo fermano. Il suo sguardo sul mondo, sugli oggetti, sui dettagli, la sua interpretazione del dato reale come fusione ora panica ora post-human, le sue crisalidi di emozioni cristallizzano le iridi dell'osservatore, ne rapiscono le pupille dell'anima, prima ancora che quelle ottiche, giungendo ad annullare la membrana tra surreale e reale, fino a restar travolti dai suoi spot. Affreschi staccati di cui si legge ancora la sinopia.
Dott.sa Daniela Pirro, critica e curatrice
Laurea in Estetica e Critica d'Arte, facoltà di Lettere e Storia dell'Arte di Bari
estratto dal testo critico di presentazione della mostra "luoghi fisici e mentali del paesaggio".
Gianguido Oggeri Breda chiama "paesaggi emotivi" i lavori di grafica digitale che presenta in questa mostra. La loro particolarità è quella di essere un
autentico rimando al bello, anche se non definibile. Si entra in un mondo astratto che lascia percorrere le sue stanze, pervaso di un umore sanguigno e capace di creare un linguaggio visivo
delicato e forte.
Alla base delle sue opere c'è un lavorio di scansione di materiali solidi o liquidi; Oggeri Breda quindi parte dalla concretezza materica e sta percorrendo una
sua strada dove il lirismo accompagna una ferma volontà di fare, di cambiare, mettendosi in gioco come uomo e come artista.
È esposto anche un interessante progetto che appartiene a un precedente periodo creativo: è il risultato di una composizione a tecnica mista su supporto
costruito con cartone e altri materiali, in origine utilizzato per le scansioni della serie “urbanaurea”, e indirizzato a ricercare, tramite una fantasiosa ricostruzione, le tracce di un'antiche
civiltà scomparse. I pannelli originari, ricomposti (da qui il titolo di “urbanaurea: ri-genesi”) e trattati con colori acrilici e smalti, è esemplificativo del “modus operandi” dell’autore, che
prevede il continuo riciclo e riuso di materiali, e segna in qualche modo un “ritorno alla materia”, un ritrovarsi su una strada diversa e in certo senso più classica rispetto a quella dell’arte
digitale. Anche questo strano luogo che custodisce le memorie del passato è un segno del nuovo paesaggio.
Giovanna Arancio
critica e curatrice presso la Galleria Ariele di Torino